introduzione

di Serafino Corno

Il primo organo elettronico italiano funzionante con lampade a gas inerte - brevetto n° 378.223 di Enrico Aletti

Sono quasi certo che la maggior parte delle vicende descritte in questo libro siano per voi lettori sconosciute perché mai, prima d’ora, sono state rese pubbliche in modo coordinato e completo. Il protagonista di questa avvincente storia è Enrico Aletti che aveva ereditato dal padre Attilio una fabbrica artigianale di organi a canne. Questa prestigiosa ditta, che in cento anni di attività ha costruito circa 600 organi, fu fondata nel 1849 dal padre di Attilio, Carlo Aletti. La lettura di questo testo ci consente di comprendere come il protagonista di questo vicenda (Enrico Aletti) abbia affrontato il problema della produzione di suoni acustici in modo diverso da quello naturale, vale a dire applicando l’elettronica con le conoscenze e con i modesti mezzi allora disponibili. Il pezzo storico di maggiore interesse, fra quelli costruiti dal nostro “inventore brianzolo”, è, senza dubbio, l’organo elettronico i cui oscillatori di nota funzionano sfruttando le lampade al neon e il fenomeno della scarica capacitiva. Fu brevettato da Enrico Aletti con attestato di privativa industriale (Brevetto N°378.223) rilasciato il 19/9/1939 dall’Ufficio della Proprietà Intellettuale che ai tempi faceva parte del “Ministero delle Corporazioni”.

La descrizione di questo brevetto e di tutti gli altri temi qui trattati, è stata resa possibile grazie alla favorevole sorte che ha legato la famiglia Aletti a quella di mio padre Alessandro Corno. Nel testo vengono infatti riportati alcuni eventi appresi direttamente dalla voce di quest’ultimo in quanto da lui vissuti, in prima persona, come dipendente della ditta Aletti. I documenti ed i carteggi qui pubblicati sono tutti originali e quasi totalmente provenienti da ciò che è rimasto dell’archivio storico di questa ditta. Un particolare ringraziamento va infatti riconosciuto ai figli di Enrico Aletti: Giovanni ed Angela che, con generosità e consapevolezza, hanno interamente donato al sottoscritto nell’anno 2009/2010 tutta la strumentazione ed il materiale tecnico rimasto, nonché la completa documentazione dell’archivio storico della “Fratelli Aletti” sopravvissuta al trascorrere degli anni. Tutto questo materiale elettronico è stato da me completamente restaurato e lo stesso archivio storico è stato pazientemente riordinato, rivelando la intelligente impostazione di innovazione tecnologica che Enrico voleva imprimere alla propria ditta. In quel periodo gli eventi bellici della seconda guerra mondiale avevano fortemente penalizzato tutto il tessuto produttivo Italiano trascinando con esso, anche il settore produttivo organario. A questi eventi determinanti si unirono anche altre problematiche che, congiuntamente, demotivarono Enrico Aletti nella prosecuzione delle attività lavorative iniziate con tanto entusiasmo poco meno di cento anni prima dal fondatore Carlo Aletti.

Il 27 Dicembre 1947 Enrico Aletti infatti chiude definitivamente la gloriosa ditta “Fratelli Aletti” di Monza che, in cento anni di attività, aveva costruito tanti strumenti in tutta Italia e anche all’estero.

A proposito di questa ultima notizia concernente il mercato estero, pochi sanno che la “Fratelli Aletti” aveva costruito un organo anche per la chiesa di Cañada de Gómez in Argentina. Enrico Aletti fu l’unico componente della famiglia che intraprese il lungo viaggio transoceanico per dirigere tutte le varie operazioni per la messa in opera di questo organo. Un accenno a questo lavoro è comunque indispensabile perché risulta legato all’organo elettronico brevettato da Enrico Aletti.

Il libro, oltre a documentare ovviamente le notizie correlate al brevetto e alle apparecchiature elettroniche costruite appositamente per la sua sperimentazione, mette anche in evidenza la documentazione inerente gli altri due sistemi ideati da Enrico Aletti per generare note. Nella parte finale vengono dettagliatamente descritti gli apparecchi di misura costruiti sempre da Enrico e quasi miracolosamente giunti sino ai nostri giorni. Quanto ho qui riportato rappresenta il raggiungimento dell’obbiettivo che più mi stava a cuore da tanti anni e cioè poter lasciare una minima ma tangibile riconoscenza alla persona che è riuscita a trasmettermi, con tanto impegno e con umile pazienza, la sua più grande passione, quella per l’elettricità.

Per questo motivo prima di iniziare la lettura del testo, mi sia consentito inserire una breve parentesi sul mio ricordo di Enrico Aletti: persona che resterà per sempre impressa nella mia memoria come “Ul Sciur Aletti” (il signor Aletti), nome di uso molto comune nel tradizionale e purtroppo quasi scomparso dialetto brianzolo. Quest’uomo, che io non solo ho avuto la fortuna di conoscere sin da bambino, ma anche di frequentare durante la mia giovinezza, si spense tristemente in ospedale mentre mi stava gradualmente trasmettendo tutta la sua conoscenza, la sua esperienza e le sue “avventure”. Il suo unico sogno, che l’accompagnò durante tutta la sua esistenza, ma che purtroppo non vide mai la luce, fu quello di produrre un organo elettronico tutto italiano per la grande massa. Essendo per me impossibile proseguire nel suo intento, dal momento della sua morte ho promesso a me stesso che un giorno avrei fatto emergere la “storia” della sua geniale produttività rimasta, per troppo tempo, nascosta e sconosciuta. Dopo aver atteso tanti anni è finalmente giunta la sede opportuna per riconoscere il grande merito e l’indubbio valore di questo nostro pioniere dei suoni. Tanto impegno, tenacia e passione ho profuso nello svolgimento di questo compito anche per onorare e per rendere giustizia ad una persona che, oltre che da amico è stato anche un po’ un padre per me. “Quando la Fortuna ci ha tolto un amico, ebbe a scrivere Machiavelli, (Vedi fig. 1) non vi è altro rimedio che……. godere la memoria di quello, e ripigliare se da lui alcuna cosa fosse stata o acutamente detta o saviamente trattata”.

Per quanto mi è stato possibile, è il compito che qui ho cercato di svolgere, poiché credo che il pensiero del noto “pensatore fiorentino” rispecchi, in buona parte l’impostazione e lo spirito che anima la narrazione delle vicende descritte in questo libro. Infine è mio preciso desiderio rivolgere un grande ringraziamento al mio carissimo professore Guido Marchetti laureatosi in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e successivamente docente di diritto presso la mia sezione, quando frequentavo le scuole superiori. Siamo rimasti amici da quegli anni e ci siamo sempre rispettati ed aiutati a vicenda durante il costante travaglio delle nostre esistenze.

E’ proprio grazie a questa nostra amicizia, e alla sua proverbiale padronanza della lingua Italiana se il libro risulta di una lettura fluente, e in una forma precisa e corretta. Infatti, dietro mia richiesta, il nostro carissimo professore Marchetti, ha pazientemente rivisto, nella forma, l’italiano di questo mio modesto lavoro. Ma l’impegno assunto per questo libro non si è limitato a quanto ho precedentemente ricordato, perché suo è anche il reperimento del primo brevetto della ditta Aletti (datato 1896) presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma e il cui ritrovamento è ampiamente descritto verso la fine del secondo capitolo.

Chiude questo libro la breve cronistoria di come mio padre, Alessandro Corno, fu chiamato dal destino a far parte di una così importante ditta come la “Fratelli Aletti”.

Nella speranza che questo mio scritto desti nel lettore un rinnovato interesse alla storia artigianale Italiana e soprattutto risvegli il perdurante disinteresse istituzionale che oramai affligge questo settore da anni, auguro a voi tutti una buona lettura.

Serafino Corno