prefazione

Di Guido Marchetti.

“Ciò che colpisce nella lettura di questo interessante lavoro è la sensazione, anche per i profani di tematiche elettriche, meccaniche o pneumatiche, di immergersi in una realtà che si rivela gradualmente, che avvince e che diventa quasi familiare, lasciandosi intuire e cogliere con isperata chiarezza e freschezza.”

Serafino-Corno-con-il-prof.-Guido-Marchetti
Da sinistra: l’autore di questo libro con il caro prof. Guido Marchetti.

È circostanza piuttosto rara, tra le tante pubblicazioni di diversa natura che lo scenario nazionale e internazionale ci offre, imbattersi in un “lavoro” frutto di appassionante, laboriosa, incessante ricerca, ma anche di paziente verifica e di sperimentazione come quello realizzato da Serafino Corno.

Cresciuto in una famiglia nella quale il padre ha esercitato, fin da giovinetto, l’arte di costruire organi, Serafino ha manifestato fin da ragazzo un grande interesse e una vera passione per tutto ciò che concerneva i fenomeni elettrici, il mondo degli apparecchi radio e della musica , in particolare quella per organo.

Ho un vivo ricordo di lui, studente all’IPSIA di Monza allora ubicato in via Montecassino, 18: umile, attento, disponibile, ma anche testardo nel perseguire i suoi ideali e nel sostenere con energia i propri punti di vista, sempre pronto a porre domande per approfondire e capire meglio gli argomenti trattati.

Evidenziava chiaramente una predisposizione per le materie scientifiche ma anche la propensione all’approfondimento e alla documentazione attraverso l’aggiornamento su testi e pubblicazioni del settore.

Studio e lavoro sono la costante del suo vivere quotidiano, non disgiunta da uno stile di vita sobrio, laborioso e ben radicato sui valori etici di una sana, operosa, devota famiglia brianzola (composta dal padre Alessandro, dalla madre Antonietta, dai fratelli Donato e Antonio e dalla sorella Annalisa) che si poteva serenamente definire, negli anni ’70/’80, “casa, chiesa e lavoro” e che tale è rimasta negli anni seguenti.

Pochi gli svaghi, le distrazioni o le evasioni.

Eppure la sua vita era piena e il suo animo sereno, (quasi felice); sì, perché il suo sogno era la costante sperimentazione nel campo dell’elettricità.

Benché dotato di pochi mezzi tecnici e di poco tempo a disposizione (collaborava infatti costantemente nella azienda organaria familiare) era riuscito a realizzare a soli 14 anni una radio a galena; apparecchio questo che, funzionando perfettamente senza l’ausilio di nessun tipo di alimentazione elettrica, aveva destato l’attonita e incredula ammirazione dei suoi amici e coetanei.

Ma l’aspetto che più mi ha colpito è stata la costante, ostinata determinazione con la quale Serafino Corno ha portato avanti la sua ricerca e i suoi “esperimenti”, senza mai arrendersi o scoraggiarsi, utilizzando il poco tempo libero che ritagliava quando non era in servizio presso l’Azienda Elettrica Milanese: attività che lo manteneva ciclicamente in uno stato di allerta (giorno e notte), per far fronte ad eventuali emergenze.

Ciò che colpisce nella lettura di questo interessante lavoro è la sensazione, anche per i profani di tematiche elettriche, meccaniche o pneumatiche, di immergersi in una realtà che si rivela gradualmente, che avvince e che diventa quasi familiare, lasciandosi intuire e cogliere con isperata chiarezza e freschezza.

La veste formale attraverso la quale il nostro ricercatore esprime le sue semplici ma acute considerazioni, le sue verifiche, i suoi momenti di estatica meraviglia di fronte al felice esito di un esperimento, dimostrando l’eccitazione e lo stupore di un bambino (di chi ha saputo mantenere il candore, la schiettezza e la sincerità) di fronte al verificarsi di un fenomeno eccezionale e meraviglioso della natura, rivela uno stile scabro, sobrio che risente un po’ della immediatezza e naturalezza della lingua parlata e della tendenza ad usare talune inflessioni dialettali che arricchiscono il linguaggio, senza mortificarlo.

L’aspetto che rende gradevole questa “operetta” (possiamo definirla così poiché contiene immagini di volti, di luoghi, di manufatti, di documenti, di manoscritti, ma anche di sonetti, fogli pubblicitari dell’epoca) deriva dal fatto che l’autore riesce a ricreare, nella immaginazione del lettore, l’atmosfera e il clima nei quali le vicende narrate si sono svolte.

Sul piano più tecnico è la ricerca e il ritrovamento di un originalissimo e importante brevetto, depositato nel lontano 1896 alla Regia Prefettura di Milano e attualmente giacente presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, con tutti i dispositivi prodromici annessi e connessi a tale rivoluzionaria invenzione nel campo della “pneumatica organaria”.

Sotto il profilo storico-documentaristico assume una importante valenza l’inserimento di un considerevole numero di elementi fotografici che sostanzia abbondantemente il tessuto del libro, conferendogli un notevole rilievo all’economia globale del suo intenso lavoro che acquisisce così una maggiore trasparenza e una più immediata fruibilità.

Se talune pagine possono sembrare, per i non addetti ai lavori, un po’ fredde e di un asettico tecnicismo, subito dopo la descrizione semplice, logica e immediata ci convince; rendendoci consapevoli del suo fruttuoso lavoro da certosino nell’andare alla ricerca di fonti, nel realizzare verifiche, nel contattare persone e istituzioni, frugando in vari archivi; rovistando perfino tra vecchi prodotti tecnologici di scarto, depositati a caso, per ignoranza o per incuria, tra i “mattutini” rifiuti solidi urbani, il nostro sperimentatore ha avuto la buona sorte di trovare qualche “pietra preziosa” (scientificamente parlando).

Durante lo svolgimento di questa annosa e un po’ sofferta vicenda “creativa” il nostro Serafino Corno non ha mai rinunciato al contatto umano con persone, esperti e appassionati del settore, accettando da essi consigli, suggerimenti e proposte, per completare e dare un senso più compiuto alla sua avventurosa esperienza. Giunto al termine del suo impegnativo e fecondo lavoro Serafino esprime la sua riconoscenza a tutte le persone che lo hanno stimolato e accompagnato nella descrizione di questa meravigliosa vicenda di un tenace e geniale imprenditore monzese, autentico inventore e pioniere di fondamentali tecnologie innovative nel campo dell’arte organaria, senza cadere in una facile mitizzazione del personaggio o degli eventi.

Il protagonista di questa nobile, silenziosa epopea si rivela nella concretezza del suo operare e del suo interagire con persone, imprese e istituzioni, per realizzare le sue intuizioni i suoi arditi slanci ideativi.

A questa magica figura il nostro autore ha attribuito un ruolo di quasi-padre e di modello da imitare, nell’uso sapiente e originale della tecnologia organaria e nel modo sapiente di trasmettere la sua esperienza e il suo “vissuto” come ad un figlio o ad un discepolo privilegiato.

Sottesi a tutto questo fervore e passione rimangono, come ideali incrollabili, il suo forte anelito verso una ritrovata spiritualità e un rinnovato amore per la sublime musica da organo.

Guido Marchetti