Enrico Aletti, Laukhuff e la piccola boccetta del 1939

Tutto questo scritto e la conseguente ricerca storica sono partiti da una piccola boccetta in vetro datata 1939 (Vedi Fig.1) rinvenuta in una scatola fra il materiale storico-tecnologico di Enrico Aletti che i figli Giovanni e Angela mi consegnarono nell’oramai nota donazione effettuata nel 2009/2010.

Figura 1 - La bottiglietta del 1939 con il liquido di Laukhuff per saldare le canne
Figura 1 – La bottiglietta del 1939 con il liquido di Laukhuff per saldare le canne

Nella parte interna della bottiglietta di vetro trasparente, accuratamente tappata, si poteva notare la presenza di un liquido nerastro piuttosto denso mentre, osservando attentamente la targhetta in carta applicata all’esterno,  si leggeva in chiaro  la data 1939 e con un po’ più di difficoltà anche la scritta “liquido per saldare Laukhuff”; la grafia apparteneva senza dubbio a quella di Enrico Aletti.

Come è noto a chi si occupa di organi e di organaria, la ditta tedesca Laukhuff produce e commercializza interi organi a canne, nonché ogni più piccola parte di questo magnifico strumento e quindi, visto la chiara provenienza, anche la piccola boccetta rinvenuta nel materiale di Enrico.

Da un attento esame dell’etichetta non si notava però nessun marchio e nessun riferimento ma soprattutto, consultando alcuni cataloghi della stessa epoca, forniti da questa casa germanica, non risultava in elenco o in vendita nessuna bottiglia di liquido per saldare.

Questo particolare mi ha fatto riflettere e pensare che forse quel liquido poteva provenire da una regalia che in qualche modo Laukhuff avesse a suo tempo potuto consegnare alla ditta Aletti. Il mio pensiero si rivolgeva maggiormente verso Enrico Aletti poiché, avendolo conosciuto e frequentato personalmente per degli anni, ho avuto modo di riscontrare che era solito indicare in tutto ciò che faceva, date, luoghi e riferimenti a episodi a lui accaduti.

Con questa idea ho quindi pensato di consultare i documenti storici di archivio, attualmente rimasti della ditta Aletti, per vedere se era possibile scoprire qualche indizio che mi facesse risalire a come Enrico o la ditta Aletti fossero entrati in possesso di un materiale normalmente non commerciabile dalla ditta Laukhuff.

Infatti, dopo avere passato qualche ora fra le carte di archivio, ingiallite dal tempo e sgualcite dall’uso, mi sono imbattuto in un documento della dogana di Ponte Chiasso datato 13 settembre 1938 con destinazione “Estero” (Vedi Fig.2); il carteggio registrava una Fiat 500 targata MI 26019.

Figura 2 - Il documento doganale datato 13 settembre 1938; in evidenza nell’ovale si legge chiaramente la destinazione “Estero”.
Figura 2 – Il documento doganale datato 13 settembre 1938; in evidenza nell’ovale si legge chiaramente la destinazione “Estero”.

Il documento doganale imponeva il rientro in Italia dell’autovettura entro un anno dalla data di rilascio. Non dimentichiamoci che solo un paio di anni prima in Italia regnava “l’autarchia” parola coniata dal regime a causa delle sanzioni economiche emanate dalla società delle nazioni nel novembre del 1935; lo stato italiano quindi usava tutti i mezzi per impedire di esportare autoveicoli con una sorta di “mercato parallelo” imponendo il rientro in Italia entro una data prefissata a tutti gli autoveicoli che avevano per così dire “espatriato”.

Aprendo il documento doganale, accuratamente ripiegato, ho rinvenuto nella parte interna anche un tagliando di colore giallo (Vedi Fig.3) che certificava la restituzione del permesso di entrata provvisorio; la stampigliatura del timbro doganale recava la stessa data di rilascio del permesso di transito (13-IX-38) per l’autovettura di Enrico.

Figura 3 - Il tagliando di colore giallo rinvenuto all’interno del documento doganale di Fig.2.
Figura 3 – Il tagliando di colore giallo rinvenuto all’interno del documento doganale di Fig.2.

I ricordi di questa auto vagheggiavano nella mia memoria proprio nel momento in cui stavo leggendo la documentazione che avevo rinvenuto. A questo punto, ho sospeso subito le ricerche di archivio per scoprire se nelle fotografie che mi erano state consegnate dai figli di Enrico (Giovanni e Angela) vi era anche quella dell’auto indicata nel documento che, ricordavo vagamente, di avere visto in una immagine.

Consultando tutte le fotografie d’epoca “Aletti” ho dovuto riscontrare, con non poca delusione, che la ricerca dell’immagine si era rivelata purtroppo negativa ma, dopo qualche attimo, pensando alla parola “negativa” mi era di colpo ritornata la memoria…. ma certo! l’automobile l’avevo vista non in una fotografia ma in una pellicola negativa in bianco e nero che il figlio di Enrico: Giovanni Aletti, aveva rinvenuto con delle altre pellicole nella abitazione paterna e che con generosità, mi aveva consegnato alcuni anni fa in occasione di una visita.

Con questo ricordo, che sbloccava una situazione in stallo, sono andato all’istante alla ricerca del rullino in questione che forse avevo depositato in un cassetto della scrivania nel mio studio. Infatti sono partito di corsa e dopo avere controllato per qualche minuto nei vari cassetti ho trovato finalmente il negativo che cercavo poiché, osservando in controluce la trasparenza delle varie sezioni degli scatti fotografici, in uno di questi si intravedeva chiaramente la forma di una automobile.

A questo punto però dovevo avere la certezza che quella era l’automobile della famiglia Aletti; la successiva scansione del negativo in formato di immagine digitale, con un apposito scanner ad altissima definizione, mi ha fornito la risposta che cercavo; quella era l’auto dalle caratteristiche dichiarate nel foglio doganale: una Fiat 500A biposto (Vedi Fig.4) con il tetto apribile (chiamato modello “convertibile”) maggiormente conosciuta con il nome di “Topolino”; purtroppo dalla angolazione dell’immagine non era stato ripreso il numero di targa.

Figura 4 - La scansione digitale della pellicola negativa con l’automobile Fiat 500A di Enrico Aletti; la signora in piedi, che sembra dialogare con l’uomo reclinato nell’abitacolo, è Antonietta Calvi, la moglie di Enrico Aletti.
Figura 4 – La scansione digitale della pellicola negativa con l’automobile Fiat 500A di Enrico Aletti; la signora in piedi, che sembra dialogare con l’uomo reclinato nell’abitacolo, è Antonietta Calvi, la moglie di Enrico Aletti.

In fotografia vi era raffigurata anche una graziosa signora che posava in piedi accanto all’auto e che ho riconosciuto essere la moglie di Enrico Aletti: la signora Antonietta Calvi figlia del titolare della ditta Tubi, nota fabbrica di armonium che a quei tempi aveva un grande stabilimento di questi strumenti musicali nel lecchese (Vedi Fig.5).

Figura 5 - Immagine aerea con il sito industriale della ditta “Tubi”: notissima fabbrica Nazionale di armonium che a quei tempi aveva gli stabilimenti produttivi nella città di Lecco.
Figura 5 – Immagine aerea con il sito industriale della ditta “Tubi”: notissima fabbrica Nazionale di armonium che a quei tempi aveva gli stabilimenti produttivi nella città di Lecco.

Enrico Aletti è con grande probabilità, l’uomo reclinato verso l’interno dell’abitacolo.  Due tasselli erano stati trovati anche se non mi avevano portato direttamente a reperire notizie certe sulla bottiglietta ma, non era ancora detta l’ultima parola, poiché la mia “indagine” poteva ancora proseguire con la verifica della documentazione di archivio che avevo sospeso per la ben più importante ricerca della fotografia dell’automobile di Enrico Aletti.

Infatti, non appena ho avuto un momento libero, sono ritornato “alla carica” per ultimare completamente la visione della documentazione di archivio rimasta ancora da controllare che si trovava stipata all’interno di un ultimo faldone.

È con non poca curiosità che in questa ultima documentazione, ho rinvenuto un altro certificato doganale (Vedi Fig.6) datato questa volta 13 novembre 1938; a differenza del precedente documento, dove veniva indicata la destinazione generica “Estero”, in questo caso invece veniva indicata chiaramente la destinazione Germania.

Figura 6 - Il secondo documento doganale datato 13 novembre 1938 che è stato rinvenuto nell’archivio “Aletti”; come si può facilmente osservare, nella casella “destinazione” evidenziata dall’ovale rosso, viene chiaramente indicato “Germania”.
Figura 6 – Il secondo documento doganale datato 13 novembre 1938 che è stato rinvenuto nell’archivio “Aletti”; come si può facilmente osservare, nella casella “destinazione” evidenziata dall’ovale rosso, viene chiaramente indicato “Germania”.

Nella parte interna ho rinvenuto l’identico tagliando giallo del documento precedente; in questo caso il timbro doganale recava la data del 7-XI-38.

Controllando i dati mi è saltato subito sott’occhio che la tipologia di auto dichiarata nel documento non era la stessa ma il numero di targa risultava completamente diverso (MI 66625).

A questo punto ho pensato che forse Enrico avesse acquistato una nuova autovettura che gli consentisse di affrontare un viaggio con una certa sicurezza in quanto, con le strade di allora, il tragitto non sarebbe certamente risultato privo di difficoltà. In seguito, ripensandoci bene, mi sono ricordato che in quel periodo Enrico Aletti era stato coinvolto in un grave incidente stradale che gli aveva comportato una parziale invalidità permanente alla mano destra; la sostituzione dell’autovettura era quindi dovuta certamente a questo fatto.

La motivazione di acquisto di una nuova autovettura doveva essere attribuita all’incidente automobilistico di cui sopra che aveva determinato probabilmente la non conveniente riparabilità dell’auto incidentata e quindi il successivo acquisto di un autoveicolo nuovo.

Per certificare la correttezza di queste mie deduzioni non vi era altro modo che andare a chiedere lumi alla fonte. Ho infatti contattato la Sig.ra Angela Aletti, ultima erede rimasta nonché figlia di Enrico Aletti che con estrema gentilezza il 21 Dicembre 2018 mi ha fissato un appuntamento.

Al nostro incontro, dopo avere spiegato da dove è partita e in cosa consisteva la mia ricerca storica, la Sig.ra Angela mi ha raccontato tutta la storia dell’incidente automobilistico capitato a suo padre Enrico che vale la pena di ricordare in quanto ha dei risvolti veramente incredibili!

La causa incidentale si è verificata durante il viaggio verso Roma; i passeggeri a bordo dell’auto erano Enrico Aletti e il futuro suocero Cav. Giovanni Calvi (Vedi Fig.7) che, come ho già sopra specificato, era il titolare della fabbrica di armonium Tubi di Lecco ; quest’ultimo guidava la vettura.

Figura 7 - Il Cav. Giovanni Calvi titolare della ditta “Tubi” di Lecco; gli stabilimenti produttivi sono raffigurati nell’immagine di Fig.5.
Figura 7 – Il Cav. Giovanni Calvi titolare della ditta “Tubi” di Lecco; gli stabilimenti produttivi sono raffigurati nell’immagine di Fig.5.

Come ho anticipato, le strade di allora non erano come quelle attuali e, ad aggravare la situazione, si era messo anche il brutto tempo che si è presto tramutato in una paurosa tromba d’aria.

Potete immaginare la situazione… un’autovettura in balia di forze della natura così potenti non poteva certamente resistere per molto tempo. Infatti, durante il viaggio nelle proibitive condizioni meteorologiche, la potenza del vento fu così forte che scaraventò l’auto con a bordo i passeggeri in un dirupo.

Nel ribaltamento del veicolo il nostro Enrico fu l’unico ad essere sbalzato fuori e a giacere a terra svenuto con il braccio destro gravemente schiacciato dal quale, purtroppo, usciva anche molto sangue. Il futuro suocero si premurò subito di stingere con del filo elettrico il braccio sanguinante mentre, nel frattempo, Enrico veniva accompagnato presso l’ospedale Galliera di Genova (Vedi Fig.8) dove i dottori lo visitarono e lo considerarono deceduto.

Con questo referto venne subito chiamato il personale incaricato che ricevette l’ordine di depositare il cadavere nell’obitorio dell’ospedale assieme agli altri morti.

A questo punto, per il giovane venticinquenne Enrico (Vedi Fig.9), era veramente finita… ma la provvidenza volle che dopo circa mezza giornata, passata in lenta agonia presso il locale mortuario del citato ospedale, passò chissà perché proprio vicino a lui un giovane medico che, con un grande spavento, vide muovere le dita del “cadavere” di Enrico! (da notare che il personale medico, durante la visita, non aveva nemmeno rimosso il filo elettrico che si trovava ancora in quel momento strettamente legato al braccio destro di Enrico…).

Figura 8 - Lo splendido ospedale storico “Galliera” di Genova; l’immagine proviene da una cartolina stampata a inizio novecento fornitami gentilmente dalla Sig.ra Angela Aletti, figlia di Enrico.
Figura 8 – Lo splendido ospedale storico “Galliera” di Genova; l’immagine proviene da una cartolina stampata a inizio novecento fornitami gentilmente dalla Sig.ra Angela Aletti, figlia di Enrico.
Figura 9 - Il venticinquenne Enrico Aletti in una fotografia scattata nel 1935.
Figura 9 – Il venticinquenne Enrico Aletti in una fotografia scattata nel 1935.

Il medico attivò immediatamente i soccorsi salvando la vita del nostro prode organaro che venne operato d’urgenza al braccio; dopo alcuni mesi di degenza, presso lo stesso ospedale Galliera, Enrico venne dimesso ma il braccio destro, per i danni subiti nell’incidente, rimase parzialmente invalido per tutta la vita.

Ora, per confermare le mie supposizioni, mancava solamente di stabilire in quale anno successe l’incidente automobilistico. Questa data è stata presto chiarita quando la figlia Angela, con mia grande sorpresa, ha tirato fuori dai “ricordi cartacei dell’epoca”, alcuni certificati di ricovero di suo padre Enrico, manoscritti con inchiostro di china, risalenti al 1935! (Vedi Fig.10).

Figura 10 - Il certificato medico manoscritto a inchiostro di china datato 20-4-1935. Come si evince dal documento la diagnosi è stata rilasciata dal medico primario responsabile del reparto di degenza della sala 3° presso l’ospedale “Galliera” di Genova dove Enrico Aletti era ricoverato dal 18-4-1935. Anche questo documento mi è stato gentilmente fornito dalla figlia di Enrico Sig.ra Angela Aletti.
Figura 10 – Il certificato medico manoscritto a inchiostro di china datato 20-4-1935. Come si evince dal documento la diagnosi è stata rilasciata dal medico primario responsabile del reparto di degenza della sala 3° presso l’ospedale “Galliera” di Genova dove Enrico Aletti era ricoverato dal 18-4-1935. Anche questo documento mi è stato gentilmente fornito dalla figlia di Enrico Sig.ra Angela Aletti.

La data del certificato non era quindi quella che avevo dedotto dalla documentazione in mio possesso e, in questo modo, veniva a cadere la mia seconda “tesi” per la quale Enrico Aletti a quell’epoca avesse sostituito il veicolo a causa dei danni subìti nell’incidente.

Scartata quindi questa ipotesi si rivelava invece più plausibile quella della sostituzione dell’autovettura che consentisse a Enrico di viaggiare con una certa sicurezza.

Con questi dati, che hanno chiarito certamente la situazione logistica dei viaggi in Germania di Enrico ma oggettivamente insufficienti per completare la mia ricerca, sono ritornato ancora a consultare il faldone “storico” che avevo aperto qualche giorno prima con il risultato inaspettato di rinvenire questa volta una lettera di Laukhuff datata 23 novembre 1938 indirizzata alla ditta Aletti (Vedi Fig.11).

Figura 11 - La parte iniziale e la parte finale della lettera di Laukhuff rinvenuta nell’archivio storico Aletti; la lettera si compone di alcuni fogli. Per quanto concerne la mia ricerca, ho ritenuto opportuno pubblicare solo la parte iniziale con il commento che certifica la visita di Enrico Aletti presso la “Laukhuff” e la parte finale con la firma autografa di Willy Laukhuff.
Figura 11 – La parte iniziale e la parte finale della lettera di Laukhuff rinvenuta nell’archivio storico Aletti; la lettera si compone di alcuni fogli. Per quanto concerne la mia ricerca, ho ritenuto opportuno pubblicare solo la parte iniziale con il commento che certifica la visita di Enrico Aletti presso la “Laukhuff” e la parte finale con la firma autografa di Willi Laukhuff.

La lettera rinvenuta riporta, oltre alla certezza della visita di Aletti presso l’omonimo Laukhuff, anche una frase a dir poco sconcertante che qui cito testualmente: “Spero che il vostro riverito Signor Aletti sia, insieme col Signor Dott. Ing. W. Leopold, ritornato a casa sano e salvo”!

Questa frase la dice veramente lunga su cosa rappresentasse per quei tempi affrontare un viaggio all’estero… Ritornando invece alla mia ricerca e alla lettera rinvenuta, ora potevo finalmente affermare con certezza che Enrico Aletti nel 1938/39 aveva avuto contatti personali con Willi Laukhuff e quindi, quasi certamente, in uno di questi incontri il titolare deve avergli fornito la bottiglietta con il liquido “magico” per saldare le canne che non ho trovato fra gli articoli in vendita nei cataloghi Laukhuff dell’epoca in mio possesso.

La mia “indagine” era quindi finita poiché avevo trovato e certificato la risposta alle mie domande ma la stessa lettera apriva un altro tremendo quesito in quanto Laukhuff rispondeva in merito a un ordine (Elektro 1062) che lo stesso Enrico Aletti aveva confermato verbalmente.

La “ricerca” non era quindi finita poiché conoscendomi bene sapevo benissimo che se non fossi arrivato a scoprire cosa rappresentasse questo sconosciuto ordine “Elektro 1062” il dubbio mi avrebbe pervaso l’esistenza a tal punto che questo “tarlo” non mi avrebbe mai lasciato in pace…

L’unico mio conforto era quello che, a differenza della bottiglietta precedente, in questo caso potevo essere “aiutato” da dei chiari riferimenti come per esempio i disegni che erano citati nel documento tenuto in quel momento fra le mie mani e che speravo di trovare ancora fra le “scartoffie” di archivio sebbene fossi consapevole del notevole tempo trascorso (80 anni!) dalla data chiaramente riportata nella lettera.

I risultati della mia nuova ricerca non si fecero attendere; infatti, consultando ciò che rimaneva dei carteggi di archivio ho trovato i disegni (Vedi Fig.12) e un documento con le specifiche di fornitura (Vedi Fig.13) che recavano la stessa dicitura “Elektro” e anche lo stesso numero di ordine 1062; nel titolo del documento era inoltre presente una citazione di fondamentale importanza “per Bergamo”. Quest’ultimo riferimento mi forniva finalmente un importante indizio su cui approfondire le successive ricerche di archivio.

Figura 12 - Il disegno con i riferimenti alla commessa 1062 Elektro 38.
Figura 12 – Il disegno con i riferimenti alla commessa 1062 Elektro 38.
Figura 13 - Stralcio della specifica di fornitura con i chiari riferimenti al contratto 1062 Elektro per “Bergamo”; la data del documento è la stessa della lettera di Laukhuff di Fig.11.
Figura 13 – Stralcio della specifica di fornitura con i chiari riferimenti al contratto 1062 Elektro per “Bergamo”; la data del documento è la stessa della lettera di Laukhuff di Fig.11.

Dalla lista dei registri, presente nel sopracitato documento, si evince che le lavorazioni sono riferite a un grande organo a tre manuali e che lo stesso strumento ha anche la contro-bombarda al pedale da 32p!

Proseguendo nella ricerca di notizie alla fine è comparso il documento “appropriato” che certificava finalmente dove la ditta Aletti dovesse collocare la nuova consolle di questo grande strumento.

Il documento rinvenuto è un atto notarile stipulato tra l’Ente Comunale di Assistenza che agiva per la Chiesa di S. Maria Maggiore a Bergamo e la ditta Fratelli Aletti. Questo atto è in pratica un contratto di appalto fra le due entità appena citate (Comune e F.lli Aletti) che stabilisce di affidare alla ditta “Fratelli Aletti di Monza” la “sistemazione dell’organo della chiesa di S. Maria Maggiore a Bergamo” per citare le testuali parole).

Nel contratto, oltre ai lavori di ripristino, viene chiaramente citata anche al punto 2) “la costruzione di una consolle ex novo sostituendo alla trasmissione attuale il più moderno sistema di trasmissione elettrica” (Vedi Fig.14 e Fig.15).

Figura 14 - L’atto notorio stipulato tra la casa organaria “Fratelli Aletti” e l’Ente Comunale di Assistenza finanziatore del progetto.
Figura 14 – L’atto notorio stipulato tra la casa organaria “Fratelli Aletti” e l’Ente Comunale di Assistenza finanziatore del progetto.
Figura 15 - Stralcio del contratto di Fig.14 che riporta chiaramente i riferimenti per la costruzione della nuova consolle a trasmissione elettrica da collocare all’organo sito nella chiesa di S.Maria Maggiore a Bergamo.
Figura 15 – Stralcio del contratto di Fig.14 che riporta chiaramente i riferimenti per la costruzione della nuova consolle a trasmissione elettrica da collocare all’organo sito nella chiesa di S.Maria Maggiore a Bergamo.

Anche la successiva ricerca di materiale fotografico ha dato i suoi frutti in quanto è stata ritrovata in archivio l’immagine (anche se di formato ridotto) della nuova consolle che la ditta Aletti collocò presso questo Grande Organo.

I chiari riferimenti crittografici a tergo della fotografia, con la grafia di Enrico Aletti, testimoniavano inequivocabilmente la destinazione di ciò che vi si trovava raffigurato (Vedi Fig.16 e Fig.17).

Figura 16 - La nuova consolle elettrica per l’organo di S. Maria maggiore a Bergamo.
Figura 16 – La nuova consolle elettrica per l’organo di S. Maria maggiore a Bergamo.
Figura 17 - La parte retrostante dell’immagine di Fig.16 dove si possono osservare i chiari riferimenti alla destinazione della consolle che si trova raffigurata nella parte anteriore.
Figura 17 – La parte retrostante dell’immagine di Fig.16 dove si possono osservare i chiari riferimenti alla destinazione della consolle che si trova raffigurata nella parte anteriore.

Un ulteriore controllo del numero delle placchette presenti sull’immagine, messo a confronto con la lista dei registri presente nelle carte sopracitate di Laukhuff, ha dato l’assoluta certezza che la consolle fotografata nell’immagine era destinata all’organo di S. Maria Maggiore a Bergamo.

In merito ai dati di questo organo riporto una curiosità reperita in internet; si tratta di una cartolina postale “Fratelli Aletti” datata 7 febbraio 1942 con la quale la omonima ditta Aletti certifica il pagamento di una fattura effettuata dall’Ente Comunale di Assistenza sopra citato a favore della casa organaria di Monza. Probabilmente il pagamento si riferisce a qualche riparazione effettuata dalla ditta Aletti proprio all’organo di S. Maria Maggiore a Bergamo (Vedi Fig.18 e Fig.19).

Figura 18 - La cartolina postale stampata della casa organaria “Fratelli Aletti”.
Figura 18 – La cartolina postale stampata della casa organaria “Fratelli Aletti”.
Figura 19 - La parte a tergo della stessa cartolina di Fig.18 con gli estremi della ricevuta di pagamento effettuato dall’Ente Comunale di Assistenza.
Figura 19 – La parte a tergo della stessa cartolina di Fig.18 con gli estremi della ricevuta di pagamento effettuato dall’Ente Comunale di Assistenza.

Desideravo inoltre segnalare che durante la ricerca di notizie inerenti questo organo, mi sono passati fra le mani, pensate un po’, anche i tagliandi manutentivi effettuati da un’officina specializzata alla seconda auto di Enrico Aletti e anche la documentazione del 1939 della società assicurativa “SALDA” di Monza che Enrico Aletti scelse per tutelarsi dai possibili sinistri cagionati dalla sua autovettura (Vedi Fig.20 e Fig.21 ).

Figura 20 - I cedolini d’epoca che riportano l’avvenuto controllo manutentivo all’autovettura di Enrico Aletti Targata MI 66626.
Figura 20 – I cedolini d’epoca che riportano l’avvenuto controllo manutentivo all’autovettura di Enrico Aletti Targata MI 66626.
Figura 21 - La compagnia assicurativa con la quale Enrico Aletti nel 1938 aveva stipulato il contratto per la propria autovettura.
Figura 21 – La compagnia assicurativa con la quale Enrico Aletti nel 1938 aveva stipulato il contratto per la propria autovettura.

Controllando i dati riportati ho dedotto che il nostro Enrico, doveva essersi recato in Germania da Laukhuff non una o due volte ma qualche volta in più. Infatti il percorso medio chilometrico mensile di quel periodo supera i 3.100 Km; se calcoliamo questo dato dalla percorrenza mensile in forma annuale risulta un totale di 37.200 Km percorsi in un anno che sono veramente tanti per quei tempi…

Inoltre, unita ai tagliandi sopracitati, ho trovato anche la “tessera di regime” imposta dallo stato per l’acquisto di carburante. A quei tempi infatti, c’era una notevole scarsità di materie prime fra le quali anche i carburanti. Queste “materie prime” erano quindi state razionate da una spettanza mensile oltre la quale era impossibile spingersi. La tessera che trovate in fig.22 ne è la più evidente testimonianza.

Figura 22 - La tessera di “regime” per il prelievo di carburante assegnato alla vettura di Enrico Aletti.
Figura 22 – La tessera di “regime” per il prelievo di carburante assegnato alla vettura di Enrico Aletti.

Dopo avere raccontato tutta questa incredibile storia che è scaturita dal ritrovamento di una semplice piccola bottiglia di vetro e che anche per me, vi assicuro, si è rivelata una vera sorpresa, ho ritenuto opportuno che il “cimelio storico” di Enrico Aletti venisse conservato all’interno di una apposita vetrina assieme ad altri “reperti storici organari” che ho reperito nel corso degli anni.

Per questo scopo ho dovuto ideare e successivamente costruire un sicuro sistema di fissaggio, da collocare all’interno della vetrina, che impedisse ogni movimento della boccetta al fine di proteggerla da eventuali urti accidentali e che, in modo meno vincolante, ne permettesse anche una facile rimozione per la pulizia, per il controllo o per la semplice visione. L’originale sistema di “fissaggio” che ho realizzato si può osservare in fig.23 e in fig.24.

Figura 22 (sopra) e Figura 23 (sotto) - La collocazione e il sistema di fissaggio costruito per la piccola boccetta in vetro che è stata oggetto di questo articolo.
Figura 22 (sopra) e Figura 23 (sotto) – La collocazione e il sistema di fissaggio costruito per la piccola boccetta in vetro che è stata oggetto di questo articolo.

Ringraziamenti

Con animo grato rivolgo i miei ringraziamenti alla Sig.ra Angela Aletti che con grande pazienza, disponibilità e gentilezza mi ha fornito senza esitare la documentazione ospedaliera di suo padre Enrico e le notizie occorrenti a risalire agli eventi storici incidentali di quegli anni.

Ringraziando anche i lettori per la cortese attenzione colgo l’occasione per esprimere i miei più cordiali saluti.

9 risposte a “Enrico Aletti, Laukhuff e la piccola boccetta del 1939”

    1. Carissimo Alberto

      Mi fa veramente piacere il tuo messaggio; le ricerche storiche sono infatti state effettuate per merito dei figli di Enrico Aletti: Giovanni ed Angela che con generosità mi hanno donato ciò che è rimasto dell’archivio storico della ditta Aletti.

      Senza questi importanti documenti storici non si sarebbe potuto risalire alle notizie che sono state successivamente riportate nell’articolo pubblicato su questo sito.

      Ai miei ringraziamenti unisco ed esprimo i più cordiali saluti.

      Serafino

  1. Come al solito la competenza professionale, la serietà documentale della storia e il grande entusiasmo si fondono in un testo tutto godibile, che Serafino Corno offre ai competenti, ma anche a semplici curiosi di storia organaria.
    Un caloroso ringraziamento !

    1. Carissimo Dott. Ambrogio Cesana

      La ringrazio per il suo gradito messaggio che coglie nella sua pienezza il senso dei miei scritti; l’organo a canne per essere conosciuto e apprezzato, anche dai non addetti ai lavori, deve uscire da quella misteriosa ingessatura che lo ricopre completamente.

      Per ottenere il giusto risultato è quindi necessario mettere in campo quelle azioni che diffondano la conoscenza di questo mirabile strumento musicale: mostre, conferenze, appuntamenti e anche semplici articoli che non sono direttamente indirizzati a pochi specialisti elitari ma che coinvolgano un pubblico più ampio.

      Devo quindi farle i miei più sinceri complimenti poiché solo la sua comprovata esperienza e la sua grande cultura organaria le ha permesso di capire che il mio modesto articolo si rivolge, utilizzando le sue parole, non solo ai «competenti, ma anche a semplici curiosi di storia organaria». Ecco quindi il fine della mia attività divulgativa per l’organo: se vogliamo mantenere vivo questo strumento dobbiamo essere in grado di farlo conoscere e apprezzare a un maggior numero di persone.

      Ringraziandola nuovamente per il suo messaggio, esprimo i miei migliori saluti.

      Serafino Corno

    1. Carissimo Sig. Giulio Nuti

      La ringrazio per il suo cortese messaggio confermandole a mia volta che l’impegno, la passione e soprattutto la perseveranza impiegati costantemente anche nelle più piccole cose, portano certamente nel tempo ad ottenere risultati a volte anche sorprendenti e inattesi.

      I numerosi messaggi che ho ricevuto via email e telefonici anche di persone non prettamente “del mestiere” mi hanno confermato l’apprezzamento alla mia modesta opera divulgativa per l’organo.

      Il suo messaggio ne è la più evidente costatazione che mi incentiva a proseguire in questa direzione.

      Ai miei rinnovati ringraziamenti unisco i più cordiali saluti.

      Serafino Corno

  2. Veramente impressionante la mole di notizie esclusive fornite in questo articolo e moltissimi complimenti a chi ha svolto queste accurate ricerche. Abbiamo un patrimonio storico quasi inimmaginabile. Grazie per il lavoro svolto.

    1. Carissimo Gabriele

      Veramente grazie del tuo cortese messaggio di apprezzamento al mio modesto scritto; come sai è stato costruito nei già pochi ritagli di tempo delle mie intense giornate lavorative. Uno studioso come te, che è molto appassionato di storia e che è stato uno dei fondatori del museo intitolato alla linea Gustav, può maggiormente apprezzare le notizie e gli accadimenti storici che ho riportato nell’articolo su Enrico Aletti. La nostra storia e il nostro patrimonio storico (e io aggiungo anche storico-tecnologico) deve essere maggiormente valorizzato dagli enti e dalle strutture pubbliche. Uno dei miei zii al quale ero molto legato che ha combattuto sul fronte greco-albanese mi diceva sempre: Serafino, l’Italia è il giardino del mondo! Con queste parole si riferiva ovviamente alla bellezza del nostro variegato Paese nel quale basterebbe da parte di tutti un po’ più di serietà, di rispetto per la cosa pubblica e di amore per la nostra storia e per ciò che ci circonda; saremmo non solo il giardino del mondo ma un esempio per tutti.

      Rinnovo i miei ringraziamenti esprimendo a voi tutti un caro saluto.

      Serafino

      1. Caro Serafino, non capovolgere il mondo!
        Sai bene nel tuo intimo (e non lo dici per modestia), che il tuo lavoro è minuzioso, faticoso, estremamente serio e documentato. E come si fa a non riconoscertelo?
        Con la tua amicizia ho fatto capolino in un mondo a me completamente sconosciuto (e che solo ora scopro estremamente affascinante, sia sotto l’ a
        spetto artistico che tecnologico).
        Mi auguro che il tuo lavoro venga valorizzato nel modo giusto e che la divulgazione delle tue ricerche raggiunga il maggior numero di giovani possibile.
        Ancora complimenti e “ad maiora!” .
        Gabriele

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